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I come Incoming

Quali sono le prospettive per la ripresa del turismo in Italia al termine della quarantena per il Covid-19?

 

In questi giorni abbiamo ascoltato le testimonianze di diversi operatori turistici – dai tour operator ai gestori aeroportuali – e le abbiamo integrate alle informazioni che riceviamo dal mondo dell’ospitalità.

 

Nessuno può dare risposte certe sui tempi e sulle modalità della ripresa, ma è opinione comune, confortata anche dai dati, elaborati da chi si occupa di rilevazioni per il turismo, che molte persone – non solo in Italia – abbiano voglia di tornare a viaggiare.

Chiaramente, potranno iniziare a farlo man mano che le condizioni sanitarie delle destinazioni mondiali consentiranno di autorizzare gli spostamenti; a questo proposito, appare necessario che le procedure di sicurezza, che saranno definite da ciascun Paese per il trasporto pubblico, siano uniformi – quanto meno a livello europeo – per evitare di renderle causa di disparità nell’offerta turistica.

 

L’incoming domestico, ossia il flusso di arrivi dal territorio nazionale, sarà verosimilmente il primo a riattivarsi per gli hotel italiani al termine del lockdown.

Con molta probabilità, si tratterà di turismo di prossimità, ossia di spostamenti verso destinazioni raggiungibili con mezzi autonomi (preferiti, in un primo momento, agli aerei o altri mezzi di trasporto pubblico) e sulle quali è più semplice acquisire informazioni, per soddisfare il bisogno di sicurezza di cui abbiamo già parlato.

Gli alberghi dovranno, dunque, offrire una comunicazione chiara e completa (sul sito web, nella corrispondenza, al telefono) sulle garanzie di sicurezza interne alla struttura e sulla situazione del territorio, preparandosi a vedere ridotta la finestra di prenotazione.

 

L’incoming dai Paesi europei verso l’Italia è, invece, vincolato alle decisioni delle singole nazioni sulla ripresa del traffico aereo e all’esito delle relazioni commerciali tra gli aeroporti e le compagnie aeree, attualmente complicate dalle condizioni imposte dalla crisi.

Di base, occorre avere chiari lo stato di sicurezza del nostro Paese e le procedure da rispettare per garantirla, per poterli comunicare in modo chiaro ed uniforme, veicolando un’immagine compatta del prodotto Italia.

Sul piano commerciale, è certa l’importanza di una cooperazione attiva tra gli attori della filiera turistica (trasporto, ospitalità, distribuzione, servizi) per equilibrare e rafforzare le relazioni e poter competere in uno scenario internazionale, che al momento vede destinazioni vicine più sicure sotto il profilo sanitario, come Grecia e Turchia.

 

L’incoming internazionale, infine, fondamentale per molti hotel italiani, avrà realisticamente tempi di recupero molto più lunghi, sempre legati all'evolversi della situazione sanitaria, alla ripresa dei voli a rungo raggio e alle condizioni per i viaggiatori; un chiaro segnale dell'incertezza temporale è lo slittamento delle programmazioni di molti operatori al prossimo anno.

 

Cosa può fare l’hotel per affrontare le prospettive descritte?

 

Innanzitutto tenere sotto controllo il trend dei propri mercati di riferimento, con l’aiuto dei market manager per i mercati online e il confronto con gli operatori offline con cui collabora, per stabilire le azioni commerciali da mettere in atto.

 

Elaborare bene il budget, soprattutto dei costi, per compiere scelte basate non tanto sulla consuetudine (“di solito non lavoriamo con…”), quanto piuttosto sulla redditività delle opportunità disponibili.

 

Scegliere il dialogo e la collaborazione con gli altri operatori, perché da nessuna crisi si riesce ad uscire da soli, né è sufficiente l’intervento invocato dall’alto, se non è accompagnato da progetti di crescita elaborati ed attuati insieme.

 

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